venerdì 13 marzo 2026

BiblioIlde: Malanima - Rosita Manuguerra



A cura di Ilde Rampino

La ricerca della propria identità e delle proprie radici è l’elemento fondamentale di questo bellissimo libro che affronta il senso di disagio di un’adolescente e dei pregiudizi che la circondano e la feriscono e che è definito come ”Malanima”,  un male misterioso che viveva  chi stava in un posto in cui non voleva stare. La protagonista, Mia, fu chiamata così, perché sua madre sentiva che nulla nella vita le era appartenuto veramente e sperava che lo stesso non sarebbe stato per la sua bambina. Fondamentale sarà l’incontro con Marina, una ragazza di fuori,  che arrivò un’estate e poi non se ne andò più.

Mia era legata da un rapporto strettissimo con la nonna, che non era in grado di parlare o camminare, avevano sviluppato un linguaggio fatto di sguardi, le era sempre accanto, sapendo che ormai stava per morire e lei non poteva far altro che tenerle la mano. Sua nonna era venuta ad abitare sull’isola per amore di suo marito, morto poco dopo della nascita del secondo figlio, il padre della protagonista ed era stata “stregata”da quella terra circondata dal mare. Insieme a loro viveva sua zia Nietta, sorella di suo padre, che, al contrario sentiva quell’isola come una gabbia e  avrebbe voluto andarsene, ma non poteva, finchè, dopo la morte di sua madre, decide di andarsene e lasciarsi tutto alle spalle, finalmente libera, spezzando quel filo di dolore e insoddisfazione che aveva vissuto per tutta la vita.  Mia era affascinata da Marina perché era diversa, si teneva sempre in disparte e non parlava con nessuno: suscitava la sua curiosità, perché era ammantata da un’ aura di mistero.

Marina viveva nella parte più selvaggia dell’isola, tra case sparse e isolate: correvano voci su di lei, che riguardava il passato, un fatto successo prima che arrivasse: nel casolare in cui lei viveva era stato trovato morto un vecchio, rimasto solo perché la figlia Lia, la madre della ragazza, se n’era andata via e si era sparsa la voce che “se Marina è figlia sua deve avere per forza il mistero addosso”. Mia vuole ribellarsi al pregiudizio e decise di andarla a trovare a casa: la accoglie la madre che “aveva la bellezza delle piante cresciute al buio”.

Marina si sentiva a disagio sull’isola, si sentiva soffocare ed Mia la comprendeva, perché sapeva che “l’isola può farti ammalare, sia che ti imponga di restare, sia che ti costringa ad andare”, poiché gli isolani hanno le radici in terra e l’anima in mezzo al mare.

Mia era incapace di credere a un destino lontano dall’isola, Marina, invece, col suo destino di “ritornata”avvertiva  delle sensazioni strane dentro di sé anche se non ne era consapevole. E’ inquieta, poiché vuole sapere la verità sulla morte di suo nonno, che lei non ha mai conosciuto, ma sua madre non vuole rivelarle il suo passato e lei non ne comprende il motivo.

Amalia era la “magara” del paese e aveva imparato come si preparano i morti e a “divinare” la vita delle persone dalle loro cicatrici; talvolta ospitava fimmine perse come lei e fa bruciare a Marina alcune foto, per aiutarla a liberarsi dai fantasmi del suo passato. Il desiderio profondo di conoscere la verità spinge Marina a recarsi a casa di Mia e apprende che le loro due madri un tempo si conoscevano ed erano amiche e, quando finalmente si rincontrano dopo tanti anni, Lia le confida la sua sofferenza che ha vissuto nel rapporti col padre e Marina conosce una  verità che la sconvolge.

Alla fine Mia riceve una lettera della zia, che le aveva lasciato una spiga di lavanda che lei custodisce come un amuleto: la commuovono le sue parole “ Qui una stanza per te ci sarà sempre”, così decide di darsi una possibilità e finalmente si sente in grado di scegliere.