giovedì 26 marzo 2026

Chi è il vero responsabile della sconfitta del Sì al Referendum?


A cura di Gerardo Vespucci  

Con le dimissioni da Ministra del Turismo, Daniela Santanché, siamo al secondo membro di governo che si dimette, dopo il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Del Mastro: in pratica, in entrambi i casi hanno prevalso oltre a motivazioni di opportunità etico-politiche, soprattutto questioni di legalità.

Allo stesso ordine di ragione, oltre queste due, si dovrebbero conteggiare anche le dimissioni di Giusi Bartolozzi, capa di gabinetto del Guardasigilli Carlo Nordio, e di Elena Chiorino, Vicepresidente della Regione Piemonte.

In pratica, l’area d governo crede di presentarsi alla nazione (alla Patria?) ‘cospargendosi il capo di cenere’ offrendo la testa di queste persone ree di avere contraddetto il valore giuridico del Referendum: e così crede di potere archiviare la grande sconfitta che il popolo sovrano ha inferto – quello in nome del quale il governo ha finora ammorbato l’aria delle peggiori scelte di sempre – ma si illude!

Perché?  Perché sia la partecipazione al voto che la non partecipazione assommano diverse motivazioni ed obiettivi, quasi tutti dal sapore politico.

Sicuramente molti dei 14 milioni di No sono stati mossi dal sincero desiderio di difendere la Costituzione e, di essa, l’autonomia della Magistratura, ultimo baluardo di democrazia in presenza di un esecutivo autoreferenziale, forte di un Parlamento blindato e con una presa sull’informazione mai vista prima, con le tre reti RAI a fare da corona alle tre Mediaset.

Ma questo è già stato analizzato in lungo ed in largo, individuando persino nelle classi di età quelle che maggiormente si sono espresse per il No, a partire dai giovani dai 18 ai 34 anni.

Al contrario, c’è un aspetto, che pur sottolineato non è stato analizzato nei dettagli: il voto del Sud!

Ecco la sintesi numerica delle sei regioni meridionali da cui si comprenderà bene il senso di questa mia tesi.

Come si può vedere, in tutte e sei le Regioni, il No prevale nettamente, con valori che in tre di esse superano addirittura il 60%, ed una delle tre è la Sicilia!

SUD

Elettori

votanti

%

SI

NO

SI%

NO%

 

Basilicata

432.962

230.593

53,26

91.205

136.997

39,97

60,03

 

Calabria

1.467.969

710.278

48,39

301.133

403.513

42,74

57,26

Campania

4.450.547

2.241.992

50,37

774.565

1.453.227

34,77

65,23

Puglia

3.171.631

1.650.119

52,02

702.639

936.589

42,86

57,14

Sardegna

1.320.821

698.018

52,84

281.860

413.016

40,56

59,44

Sicilia

3.860.565

1.780.724

57,27

689.506

1.077.512

39,02

60,98

14.704.495

7.311.724

50%

2.840.908

4.420.854

39%

61%

 

L’aspetto non considerato, mi pare, sia quello che a Sud, tra il Sì ed il No complessivamente, c’è uno scarto di ben 1.580.000 voti: un valore considerevole se teniamo conto che lo scarto complessivo nazionale è di due milioni; ma andiamo con ordine, altrimenti facciamo confusione!

Che in Campania, Puglia e Sardegna potesse esserci un simile risultato – per quanto notevole, specie in Campania – era anche plausibile, considerato che sono tre Regioni governate dal campo largo e che in Puglia e Campania è ancora fresca l’eco delle due grandi vittorie alle regionali di novembre scorso.

Il problema, per il centro destra e il fronte del Sì è, invece, rappresentato dalla Calabria e soprattutto dalla Sicilia.

In Calabria, hanno votato 710 mila persone, mentre nelle elezioni regionali di un anno fa avevano votato 814.857 persone. Lo scorso anno, l’elettorato aveva attribuito 453.926 voti al centro destra e 330.813 al centro sinistra: il Referendum consegna uno scenario opposto: con 100 mila elettori in meno, il Sì ha avuto 301 mila voti, 150 mila voti in meno rispetto allo schieramento di riferimento e il No 403 mila, con 70 mila in più dei voti del centro sinistra.

E già questo dovrebbe rappresentare un considerevole problema per la destra e su cui riflettere bene, politicamente: e per Forza Italia, innanzi tutto, visto che esprime il Presidente della Regione Occhiuto, che è addirittura il vicesegretario nazionale del Partito.

Ma il peggio, per il Sì, è arrivato dalla Sicilia. Tenuto conto che dal 1994 il centro destra vince quasi ogni competizione, in questo Referendum è successo davvero l’incredibile: come si può vedere, tra il Sì ed il No ci sono quasi 400 mila voti di differenza a favore del No!

Cosa è successo? Davvero i Siciliani e i Calabresi hanno scoperto ad un tratto il bisogno di difendere con i denti la Costituzione?

Sicuramente anche un simile sentimento ha motivato il voto, ma solo come collante aggiuntivo!

Quello che a mio avviso ha spinto i cittadini ad esprimere un simile dissenso è costituito innanzi tutto dalle insipienze dei governi regionali: la Regione Sicilia con il Governatore Schifani è stata negli ultimi tempi affetta da continui scandali, così come quella calabrese che continua a vivere una condizione sanitaria a dir poco tragica, con medici cubani a fare da surroga ai nostri medici, inesistenti.

Ma a creare maggiore inquietudine sono stati soprattutto gli effetti devastanti della alluvione di gennaio, con strade dissolte, ferrovie travolte e la spettacolare e tragica frana di Niscemi: la totale incapacità di prevenire e curare queste ferite nei giorni successivi ha fatto davvero travasare il vaso della insoddisfazione.

Ancor di più perché gli interventi dovevano essere assolti dal ministro della Protezione civile, Musumeci, il quale non solo è siciliano, ma addirittura ex Governatore della Sicilia e responsabile in prima persona dei mancati interventi in precedenza di tutela del territorio.

Mentre tutto questo accadeva, l’unica risposta del governo è stata la costruzione del Ponte sullo Stretto, con la spesa di 13/15 miliardi di euro: ed è Salvini, che nonostante fosse contrario anni fa, ha condizionato il governo, facendone una bandiera, incurante del fatto che con quei miliardi, 13000/15000 milioni di euro, si possono garantire davvero migliaia di interventi per garantire la sistemazione del territorio meridionale!

Non lo diranno mai, ma se vogliono cercare i veri responsabili della sconfitta del Sì, oltre ovviamente a quelli giustamente dimissionati, bisogna cercarli tra Schifani, Occhiuto, Musumeci e, soprattutto, Salvini!

Per capire meglio questa affermazione, si tenga ancora conto che il Sì ha vinto in solo tre regioni: Lombardia, Friuli e Veneto.

In queste tre regioni, il Sì ha ottenuto 4.266.247 voti ed il No 3.474.463, con uno scarto per il Sì di 791.784 voti.

Ebbene, nelle tre Regioni meridionali, amministrate dal centro destra, il No ha avuto 1.618.022 voti, mentre il Sì 1.081.844, con ben 536.178 voti in più: quindi, quasi tutto il vantaggio del Sì acquisito nelle uniche Regioni a maggioranza di centro destra è stato annullato dal voto delle tre Regioni meridionali, amministrate…dal centro destra!

Ecco: se ci fosse la Politica e non la semplice ricerca del potere, Meloni dovrebbe trarre grandi conseguenze, e non cercare di cavarsela con semplici giochi ad effetto.