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L'AMORE CAPOVOLTO



È passata una vita, o un pezzo abbondante della nostra vita, e cerchiamo, magari tentiamo, di esistere ancora.
Non ricordo quando ho smesso di volermi bene, quando ho accettato di interpretare questa parte, quando la maschera che indossavo ha letteralmente scarnificato l’ossatura del mio volto, quando sono diventata tua senza alcuna pretesa. Che strana sensazione non aver orgoglio né pentimento. Prigioniera volontaria nel simulacro del mio corpo, carne assuefatta e drogata dal tuo essere. Siamo biunivoche particelle di una stessa materia. Si attraggono e si allontanano per poi avvicinarsi nuovamente, come in un gioco al massacro ed al perdono, dove la vittima ha sempre lo stesso nome, il mio.
Eppure siamo ancora qui a rincorrerci in un gioco dove tu non hai bisogno di fare tana, tanto io ci sono e ci sarò sempre. Non mi nascondo, mi faccio trovare. Mi lascio prendere e mi lascio abbandonare. E forse è proprio questa estrema libertà di esserci, senza esserci, senza dover esserci - perche non avrebbe alcun senso esserci - che forse ci ha, paradossalmente, permesso di esserci ancora. Non sono capriole di parole.
No, è l’essenza del nostro mondo, di quello che chiamiamo NOI, una volta ogni tanto. Tu non esci da me, entri. Rimani come flusso di sangue. È quel liquido purpureo che mi devasta, che mi rende folle, così folle da amarti tanto, da amare persino il tuo non amore per me. Tu sei la mia malattia. Non esistono trasfusioni per pulire il male che scorre, che piano mi devasta, con sapienza quasi certosina. Non mi uccide, mi lascia in agonia, fino a quando non ci rivediamo. Fino a quando la fusione dei nostri corpi genera il sogno, l’illusione di tenerti tra le braccia e pensare di tenerti nel mio mondo, dove tu sei solo mio ed io non potrei appartenere a nessun altro. In quei momenti, quando le parole si tramutano in sussulti di intensa passione, quando i tuoi occhi fissano i miei senza darmi modo di abbassare lo sguardo, tocco la cima più alta di questo paradiso infernale, quella che mi inebria e mi invade come acqua di mare.
Lo confesso, è questo “non-amore” che mi ha aiutato, che mi ha preso per mano, che ad “amor-vero” mi ha condotto. Ho messo tutto in conto ed il mio cuore trema ad ogni agguato della notte, quando la sfera del sole si addormenta e ritornano gli spettri ad agitare passioni mai sopite, fughe estreme senza ritorno. Non voglio convincerti a provare quello che non senti. Il cuore batte senza bisogno di avere una corda che lo metta in moto. I pensieri vagano e stagnano nella mente senza bisogno di cercare un luogo calmo per decantare. Le emozioni si infilano nella pelle e creano la tensione nei muscoli senza bisogno di scosse elettriche. Tutto nasce spontaneamente e così spontaneamente vorrei che tu capissi, che vedessi quello che hai davanti, che vedessi me, che vedessi i miei occhi, bagnati di lacrime e rimmel, quando lasciano il sentiero di casa tua.
Lo sai, talvolta è bene guardare l'anima allo specchio. Sulla destra vediamo la sinistra e ci sembra solo un gioco di riflessi. Eppure non c'è niente che assomigli di più al tempo, a quel signorile dottore che dispensa cure e condanne per i mali dello spirito e per le pene d'amore. Come la lucida lastra, il tempo ribalta certezze, forse dal dolore pietrificate, forse mai veramente vissute, forse soltanto anelate come oasi d’acqua nel deserto. L'amore capovolto, proprio come in uno specchio, ci potrebbe regalare nuove rifrangenze, non ancora estinte nel profondo del nostro cuore.
I grandi amori vissuti con la carne, con l'anima ridotta in schiavitù, a dispetto del tempo, dei giorni, potrebbero diventare l’unica verità che ancora resiste in questo mondo di menzogne e apparenza. Non ti chiedo altro, ti dico solo di guardarmi. Sono io lo specchio nel quale puoi vedere il tuo riflesso. Guarda quanto amore ho tra le mani, è così grande che basterebbe per entrambi, rifrange quello che tu potresti dare a me, fosse anche solo un pezzettino. Se solo riuscisse a passare lo specchio, potrebbe trovare il punto di crisi, aprire il varco per entrarti nel cuore, in quel tempio inaccessibile in cui vorrei poter guardare, almeno una volta. Se mi lasci entrare potrei seminare il bene che germoglia nella mia anima, lì esploderebbe in una nuova fioritura, diverrebbe la pianta da cui entrambi succhieremo linfa e vita. Capiresti…e forse solo allora proveresti anche tu cosa vuol dire amare un amore capovolto.










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