giovedì 15 gennaio 2026

BiblioIlde - Il cuore indomito delle donne - Joshlyn Jackson


A cura di Ilde Rampino

Leia, la protagonista, viveva un tormento interiore che delineava inconsciamente attraverso le sue raffigurazioni fantastiche nei suoi fumetti, in cui disegnava  Violet, nata come una versione di lei stessa, la cui innocenza aveva evocato Violence, un’altra se stessa più insicura, tratteggiata però, come un personaggio aggressivo - Violence è “la cattiva che sono”  - una personalità in continuo contrasto, come tra le onde di un mare tempestoso.

La notizia della malattia di sua nonna Birchie che le voleva un bene dell’anima e che lei considerava come un faro che illuminava la sua esistenza, a cui confidare tutte le sue paure, la sconvolge. La nonna viveva sempre nella stessa casa con Wattie, la sua amica del cuore che era rimasta vedova con i figli che erano lontani. Birchie e Wattie volevano rimanere insieme e si sostenevano l’un l’altra. Birchie aveva bisogno che le cose venissero fatte in un certo modo, aveva bisogno che ci fosse un ordine, anche se talvolta maniacale, ma Wattie le era rimasta sempre vicina, trasferendosi da lei. Birchie aveva dei momenti in cui era più presente a se stessa, altri in cui cominciava ad usare un linguaggio colorito che non le si addiceva e pian piano si venne a scoprire che soffriva di demenza senile a causa della sua età avanzata. Birchie aveva compiuto da poco novant’anni, ma non aveva mai assolutamente rivelato una qualsiasi debolezza, poiché era dotata di una personalità molto forte ed  era riuscita a nascondere a tutti di essere sprofondata in quel baratro.

Leia vuole proteggerla da se stessa e dal giudizio degli altri per ricambiare il senso di protezione che lei aveva avuto nei suoi confronti e abbracciava, con un senso di tenerezza e di affetto il suo corpo, ”l’involucro adorato e fragile che conteneva mia nonna”. Birchie, a causa della sua malattia, pronunciava parole senza senso e si irritava molto facilmente, diceva in pubblico cose sconvenienti: era una persona importante nella sua cittadina, Birchville, fondata da suo padre e tutti apparentemente la rispettavano, finchè non era cambiata. Era stata sempre una donna orgogliosa e si era fatta da sola, facendo le proprie scelte, affermando la propria personalità, libera da vincoli.

Un momento fondamentale della vita di Leia era stato quando aveva avvertito la presenza di un bambino dentro di lei, che aveva rappresentato un nuovo inizio: lei aveva trentotto anni e una gravidanza inaspettata che rimase un segreto per molti mesi, perché aveva paura di rivelarlo alla propria famiglia.

Leia aveva un rapporto con la sorellastra Rachel pieno di tensione e contraddittorio, ma quando il marito, con cui lei aveva avuto una storia quando erano molto giovani, la lascia, come aveva fatto con lei anni prima, accade qualcosa di strano: cominciano ad avvertire una profonda vicinanza emotiva e Rachel comincia a chiederle aiuto, in maniera quasi inconsapevole, esprimendo la sua sofferenza attraverso il pianto, cosa che non aveva mai fatto in precedenza, nascondendo a tutti la propria fragilità.

Leia non aveva mai vissuto a Birchville e si sentiva in colpa per non aver portato sua nonna a casa sua per prendersene cura e quando decide di recarsi da lei, porta con sè Lavender, la figlia della sua sorellastra Rachel, un’adolescente piena di turbamenti, perché vuole aiutarla in qualche modo. Digby, il suo bambino, cresceva a vista d’occhio nel segreto che non rivelava a nessuno, ma decide di confidarsi con  sua nipote, perché sentiva che si stava creando un legame profondo tra di loro. 

 Lavender, sua nipote, che riesce a trovare il padre del bambino: aveva, in qualche modo, creato una connessione, una catena intangibile, impotente com’era a fare qualunque cosa riguardo al suo, che fino ad allora era stata considerata come un’assenza accettata, anche se le procurava sofferenza. 

Leia scopre un segreto terribile nascosto per tantissimi anni, non riesce a capire come sua nonna abbia potuto fare una cosa del genere, ma la sua  confessione viene  pronunciata da lei in modo estremamente naturale: aveva considerato Vina, la madre di Wattie, come sua madre e ciò le aveva rese sorelle, ma un gesto di suo padre a cui aveva assistito, l’aveva stravolta e da quel momento in poi Birchie lo aveva considerato come la “personificazione dell’orrore” e qualcuno doveva fermarlo, assolutamente. Wattie l’aveva aiutata perché le voleva bene e non poteva fare altro, perché erano legate indissolubilmente.

Alla fine il suo bambino nasce e la nonna lo prende tra le braccia, ricostituendo una sorta di equilibrio con il passato ormai distrutto e lontano.