martedì 6 gennaio 2026

BiblioIlde - Dimmi che sei stata felice - Maria Grazia Calandrone

Di Ilde Rampino

La scrittura potente e intensa dell’autrice, che riempie le pagine di un lirismo intenso, che gioca con le parole in un arcobaleno di pensieri ed espressioni oniriche, sembra creare un ponte tra la realtà politica e sociale con i suoi tormenti e turbamenti e i sconvolgimenti interiori di una vicenda personale, uno specchio divergente e contrastante. La bomba che devastò il quartiere di San Lorenzo a Roma nel 1943, che provocò tantissimi morti e feriti segna l’inizio di una realtà terribile e violenta che attraversa i movimenti collettivi rivoluzionari del ’77, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro e l’attentato alla stazione di Bologna  del 1980, una striscia di sangue che ha sconvolto l’Italia. 

La vicenda di Angelica Fabricatore, che, nei primi due anni era vissuta con il fantasma dei due fratellini saltati in aria a San Lorenzo, si collega a quella di Nicola, che vuole combattere contro le ingiustizie e per i diritti di tutti e che lei lascia andare, nonostante aspetti un bambino, per far sì che realizzi i suoi sogni.

La nascita di Aurora, con gli occhi spalancati e i capelli rossi, diventa una ragione di vita per sua nonna Lidia, una donna che ha subito un profondo trauma da cui non riesce a risollevarsi e si crea tra loro un rapporto bellissimo, fatto di chiacchiere e risate, nonostante “solo dentro la sua voce era rimasta una voce di pianto ”. Le parole del telegramma di Nicola, dopo tanti anni, in cui non ha avuto più notizie di lui: “Tu mi hai dato il coraggio di andare” commuovono Angelica che decide di far incontrare padre e figlia, poichè sente che lei e Aurora condividono lo stesso perduto amore per lo stesso uomo. L’incontro di Aurora con Javier, un poeta e musicista spagnolo, che lei chiamerà Sandro, come per affermare in un certo senso, la sua influenza su di lui, sembra placare la sua inquietudine. Col tempo, tuttavia, ella avverte un certo malessere:  egli ”vedeva con gli occhi di dentro”, per aumentare la quantità di meraviglia e ciò che aveva amato in lui la irrita, la sua fantasia viene vista come incapacità di vivere tra cose reali e mancanza di ambizione. Aurora si specializza in Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza, il difficile momento di passaggio dei bambini nel misterioso mondo dei grandi, per “curare la paura di chi si sente solo come lei sa come ci si può sentire”.

La decisione di Lidia di voler tornare in Sicilia , nella terra di suo marito, nei posti dove è stata felice, crea un vuoto in tutti e la morte della nonna che tanto amava, devasta Aurora. Le fa provare nostalgia di sua madre, sola a Roma, che, tuttavia,  non è mai riuscita a perdonare e avverte una profonda solitudine, ”la dispersione della costellazione dei suoi affetti”.

Significativo è il suo incontro con Viola Kalamaria che “cambia la vita di chi incontra, perché non mente” e, legate stranamente da un ricordo del passato, tra di loro si crea un legame particolare e fortissimo, “mare e fuoco ardente”, che la turba profondamente. E’ molto combattuta, si sente “in equilibrio sull’abisso”, mentre Viola la spinge a decidere di essere felice. La solitudine di Viola nasce anche dall’ossessione di suo marito, Rocco, di impegnarsi a livello sociale, occupandosi delle condizioni difficili delle periferie, in cui vi è un “assassino invisibile”, l’amianto che miete vittime in modo silenzioso, senza che ci siano interventi adeguati. 

Una frattura improvvisa e forse attesa, una catastrofe che sembra arrivare da lontano, frantuma le apparenti certezze di una vita diversa: Aurora vuole rimarcare i confini tra le loro vite e la sua affermazione: ”io non voglio essere felice, voglio stare in pace” delinea chiaramente un profondo tormento e la paura di portare avanti una scelta. Viola precipita in una “dissonanza cognitiva”, si sente frammentata e non comprende, mentre “cammina tra i minuti delle sue giornate”, come se quella vita non le appartenesse. Dopo molti anni in cui si erano restituite ciascuna alla vita che aveva, la loro vicinanza non è altro che un incontro di sguardi amareggiati e una domanda silenziosa: “Dimmi che sei stata felice.”