mercoledì 25 marzo 2026

BiblioIlde: Grande Meraviglia - Viola Ardone

 


A cura di Ilde Rampino

Il “mezzo mondo”, la casa dei matti è il teatro in cui si svolgono le vicende di alcune donne, spesso definite con uno pseudonimo, come se l’autrice non volesse stigmatizzarle nei loro disturbi mentali, ma dar loro la possibilità di vivere, divenendo l’archetipo del disagio e della sofferenza che esiste in ognuno di noi, che ha qualcosa di sbagliato o un pezzo mancante. Bellissime sono le parole dell’autrice nel delineare le loro sensazioni:  “dobbiamo abbracciarci da sole, siamo bambole rotte che non vale la pena di riparare”, mentre si comprende che questo profondo e inascoltato bisogno di amore le portava a volere sempre qualcosa e per averla si era disposti a qualunque cosa. Intenso è il dolore che vive Elba, la protagonista, che “nel mezzo mondo c’è nata e cresciuta”, che non ha conosciuto un’altra vita, se non nella Casa degli Angeli, in cui “ha preso botte” e ha deciso di ritornare in quel luogo in cui avverte la presenza e, al contempo, l’assenza della “Mutti”, di sua madre di origine tedesca, rinchiusa dal marito per colpe inesistenti, come tante che “nel mondo di fuori danno fastidio e allora li portano qua” e comprende che talvolta impazzire può essere un risarcimento per chi non ha niente di meglio. 

La profonda solitudine di Elba si esplica nella perenne ricerca di sua madre, nel suo ricordo e nel suo sacrificio: “per dare la vita a me, ha rinunciato alla sua”, ha il vano desiderio di tornare in Germania, perché era l’unico sogno che avrebbe voluto realizzare per sé e per lei. Vi è un momento in cui i due destini, quello di Elba e di sua madre, in un certo senso si intersecano in quella ciocca bianca spuntata sulla tempia sinistra, un tentativo di guarirla dai suoi disturbi mentali e ciò le unirà per sempre. Fondamentale nello sviluppo della storia è il “dottorino”, Fausto Meraviglia, che vuole cambiare le regole e dare più libertà e vicinanza ai pazienti, anche per il ricordo della sua esperienza passata di abbandono che l’aveva messo a contatto con il dolore. Nei confronti di Elba, prova molto affetto e la porta a casa sua, la fa studiare e la prepara per la laurea a cui lei poi rinuncerà. Il suo desiderio più grande era darle una possibilità e il legame con lei è tanto forte, da dirle: “tu sei la figlia che ho scelto”. 

Esiste un doppio piano della narrazione, in cui il dottor Meraviglia ricorda le varie vicende che hanno attraversato la sua vita, nell’incomprensibile mistero del suo nome “dovevo morire e non sono morto”. Il racconto riprende le fila del passato per riuscire a ”salvare dal naufragio della memoria almeno qualche relitto di ricordo”. Alla fine è come se egli volesse rincorrere il destino, ma il micio, compagno della sua solitudine, lo salva e poi vi è una sorta di capovolgimento temporale: egli sta affondando e si salvano insieme. Una lettera che giunge dopo tanti anni da parte di Elba ricrea un presente, denso di rimpianto, che tuttavia lo porta di nuovo a contatto con la vita, facendogli provare una dolce e commovente serenità.