lunedì 28 luglio 2025

Il loro grido è la nostra voce: Monopoli si veste di poesia per Gaza


Si è svolta venerdì 18 luglio nel chiostro del Palazzo San Martino di Monopoli “Il loro grido è la nostra voce”, una serata culturale dedicata a Gaza contrassegnata da testimonianze indelebili, arte come forma di resistenza, riflessioni profonde sullo sterminio in atto in Palestina, ma anche sul nostro diritto di dissenso civile da difendere con le unghie e coi denti. Ampia e sentita la partecipazione del pubblico, coinvolto magistralmente dalle associazioni e realtà del territorio che hanno attivamente sostenuto la serata, coordinate da Luca Crastolla e Lucia Cupertino, artefici di questa iniziativa e moderatori della serata: Alma Terra (Mola), Amici di San Salvatore (Monopoli), Anpi (Monopoli), Brigata Poeti Rivoluzionari (Bari), Caffè letterario Monopoli (Monopoli), Con.Fusione (Polignano), Donne in Nero (Monopoli), Emergency (Valle d’Itria), Libreria Minopolis (Monopoli), Progetto Donna (Monopoli) Versipelle (Puglia).

La grande protagonista è stata la poesia palestinese, in particolare quella scritta dai dieci poeti racchiusi nel libro “Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza”, edito da Fazi editore (2025). Al giorno d’oggi in Occidente (in Italia non di meno) la poesia è relegata ad uno spazio di nicchia, con poco seguito e depauperata del suo valore trasformativo insito invece nella parola come creatrice di mondi (words create worlds, si dice in inglese), capace di testimoniare, denunciare, svelare, smascherare, parlare ai cuori. Non come mero esercizio di stile. Proprio questo è quello che hanno fatto cogliere Leonardo Tosti e Antonio Bocchinfuso, due dei tre curatori dell’antologia presenti a Monopoli, così come anche la testimonianza del traduttore dall’arabo delle poesie, il palestinese Nabil Bey Salameh (voce dei Radiodervish), in dialogo con i poeti Luca Crastolla e Lucia Cupertino.

I giornalisti ma anche i poeti vengono uccisi a Gaza per silenziare verità scomode. Con una poesia non cambieremo il mondo, ma potremo forse renderlo un luogo in cui metterci in ascolto della realtà sociale e dell’individuo di un tempo storico, questo è stato l’invito dei brillanti curatori. La poesia a Gaza ha doppiamente senso di esistere e fiorire tra le bombe e i droni che trasformano quella realtà in un paesaggio sonoro dove tutti i suoni della vita, della città e della natura tacciono e dominano il ronzio permanente, le deflagrazioni, il pianto, le urla. Come sostiene Marwan Malhoul, poeta presente nel libro: “Per scrivere una poesia non politica, / devo ascoltare gli uccelli, / e per sentire gli uccelli / bisogna far tacere gli aerei da caccia”.

Estremamente prezioso l’impegno concreto di questa serata culturale, grazie al ricavato di 5 euro per ogni copia del libro “Il loro grido è la mia voce” devoluto ad Emergency, oltre ad una serie di donazioni raccolte grazie ad una serie di banchetti (libri, gastronomia palestinese, artigianato) adibiti nel chiostro del Palazzo San Martino con lo stesso scopo. Nel corso della serata, Carmen Cofano, referente Emergency Valle d’Itria ha spiegato l’impatto di queste donazioni che servono per sostenere una struttura medica presente a Gaza, gestita da Emergency e che riesce ad offrire cure di base in un contesto di malnutrizione, epidemie ed altre malattie che attanagliano la popolazione. 

Nel corso della serata, oltre all’intenso dialogo con i curatori e il traduttore, si sono avvicendati vari lettori e lettrici (uno per ogni realtà sostenitrice della serata) per leggere le biografie e le poesie dei poeti antologizzati. Vogliamo ricordarli: Adriana L’Abbate, Silvana Pasanisi, Sergio Lenoci, Pippo Marzulli, Cosimo Marasciulo, Anna Longano, Gabriele Comes, Lucia Diomede, Caterina Angelini, Bruna De Marinis, Irene Petrosillo.

Cinque quadri del poeta monopolitano Antonio Palmisani hanno arricchito lo spazio scenico del chiostro, opere pittoriche di grande pregio dedicate al dolore della Striscia di Gaza, alle tinte fosche della guerra ma anche, in un balzo di speranza, alla vita che rinasce come auspicio per il futuro della Palestina e dei popoli oppressi nel Mondo. Splendidi anche gli intermezzi musicali della cantante Ilaria Francioso, accompagnata alla chitarra da Dario Ble e Salvatore Santoro. Quasi in chiusura sono entrate in scena con un minuto di silenzio le Donne in nero, che ogni giovedì manifestano il loro sostegno contro il genocidio palestinese a Monopoli. La serata del 18 luglio si è configurata come un mosaico composito e ricco, nato dalla proficua alleanza di realtà del nostro territorio che vogliono continuare a sottolineare in modo congiunto l’urgenza di agire per Gaza e per la nostra libertà d’espressione.











Foto: Giuseppe Mirizzi