A cura di Gerardo Vespucci
Con
le dimissioni da Ministra del Turismo, Daniela Santanché, siamo al secondo
membro di governo che si dimette, dopo il sottosegretario alla Giustizia,
Andrea Del Mastro: in pratica, in entrambi i casi hanno prevalso oltre a
motivazioni di opportunità etico-politiche, soprattutto questioni di legalità.
Allo
stesso ordine di ragione, oltre queste due, si dovrebbero conteggiare anche le
dimissioni di Giusi Bartolozzi, capa di gabinetto del Guardasigilli Carlo
Nordio, e di Elena Chiorino, Vicepresidente della Regione Piemonte.
In
pratica, l’area d governo crede di presentarsi alla nazione (alla Patria?)
‘cospargendosi il capo di cenere’ offrendo la testa di queste persone ree di avere
contraddetto il valore giuridico del Referendum: e così crede di potere
archiviare la grande sconfitta che il popolo sovrano ha inferto – quello in
nome del quale il governo ha finora ammorbato l’aria delle peggiori scelte di
sempre – ma si illude!
Perché? Perché sia la partecipazione al voto che la
non partecipazione assommano diverse motivazioni ed obiettivi, quasi tutti dal
sapore politico.
Sicuramente
molti dei 14 milioni di No sono stati mossi dal sincero desiderio di difendere
la Costituzione e, di essa, l’autonomia della Magistratura, ultimo baluardo di
democrazia in presenza di un esecutivo autoreferenziale, forte di un Parlamento
blindato e con una presa sull’informazione mai vista prima, con le tre reti RAI
a fare da corona alle tre Mediaset.
Ma
questo è già stato analizzato in lungo ed in largo, individuando persino nelle
classi di età quelle che maggiormente si sono espresse per il No, a partire dai
giovani dai 18 ai 34 anni.
Al
contrario, c’è un aspetto, che pur sottolineato non è stato analizzato nei
dettagli: il voto del Sud!
Ecco
la sintesi numerica delle sei regioni meridionali da cui si comprenderà bene il
senso di questa mia tesi.
Come
si può vedere, in tutte e sei le Regioni, il No prevale nettamente, con valori
che in tre di esse superano addirittura il 60%, ed una delle tre è la Sicilia!
|
SUD |
Elettori |
votanti |
% |
SI |
NO |
SI% |
NO% |
|
|
|
Basilicata |
432.962 |
230.593 |
53,26 |
91.205 |
136.997 |
39,97 |
60,03 |
|
|
|
Calabria |
1.467.969 |
710.278 |
48,39 |
301.133 |
403.513 |
42,74 |
57,26 |
||
|
Campania |
4.450.547 |
2.241.992 |
50,37 |
774.565 |
1.453.227 |
34,77 |
65,23 |
||
|
Puglia |
3.171.631 |
1.650.119 |
52,02 |
702.639 |
936.589 |
42,86 |
57,14 |
||
|
Sardegna |
1.320.821 |
698.018 |
52,84 |
281.860 |
413.016 |
40,56 |
59,44 |
||
|
Sicilia |
3.860.565 |
1.780.724 |
57,27 |
689.506 |
1.077.512 |
39,02 |
60,98 |
||
|
14.704.495 |
7.311.724 |
50% |
2.840.908 |
4.420.854 |
39% |
61% |
L’aspetto
non considerato, mi pare, sia quello che a Sud, tra il Sì ed il No
complessivamente, c’è uno scarto di ben 1.580.000 voti: un valore
considerevole se teniamo conto che lo scarto complessivo nazionale è di due
milioni; ma andiamo con ordine, altrimenti facciamo confusione!
Che
in Campania, Puglia e Sardegna potesse esserci un simile risultato – per quanto
notevole, specie in Campania – era anche plausibile, considerato che sono tre
Regioni governate dal campo largo e che in Puglia e Campania è ancora fresca
l’eco delle due grandi vittorie alle regionali di novembre scorso.
Il
problema, per il centro destra e il fronte del Sì è, invece, rappresentato
dalla Calabria e soprattutto dalla Sicilia.
In
Calabria, hanno votato 710 mila persone, mentre nelle elezioni regionali
di un anno fa avevano votato 814.857 persone. Lo scorso anno,
l’elettorato aveva attribuito 453.926 voti al centro destra e 330.813
al centro sinistra: il Referendum consegna uno scenario opposto: con 100 mila
elettori in meno, il Sì ha avuto 301 mila voti, 150 mila voti in
meno rispetto allo schieramento di riferimento e il No 403 mila, con 70
mila in più dei voti del centro sinistra.
E
già questo dovrebbe rappresentare un considerevole problema per la destra e su cui
riflettere bene, politicamente: e per Forza Italia, innanzi tutto, visto che
esprime il Presidente della Regione Occhiuto, che è addirittura il
vicesegretario nazionale del Partito.
Ma
il peggio, per il Sì, è arrivato dalla Sicilia. Tenuto conto che dal 1994 il
centro destra vince quasi ogni competizione, in questo Referendum è successo
davvero l’incredibile: come si può vedere, tra il Sì ed il No ci sono quasi 400
mila voti di differenza a favore del No!
Cosa
è successo? Davvero i Siciliani e i Calabresi hanno scoperto ad un tratto il
bisogno di difendere con i denti la Costituzione?
Sicuramente
anche un simile sentimento ha motivato il voto, ma solo come collante
aggiuntivo!
Quello
che a mio avviso ha spinto i cittadini ad esprimere un simile dissenso è
costituito innanzi tutto dalle insipienze dei governi regionali: la Regione
Sicilia con il Governatore Schifani è stata negli ultimi tempi affetta da continui
scandali, così come quella calabrese che continua a vivere una condizione
sanitaria a dir poco tragica, con medici cubani a fare da surroga ai nostri medici,
inesistenti.
Ma
a creare maggiore inquietudine sono stati soprattutto gli effetti devastanti
della alluvione di gennaio, con strade dissolte, ferrovie travolte e la spettacolare
e tragica frana di Niscemi: la totale incapacità di prevenire e curare queste
ferite nei giorni successivi ha fatto davvero travasare il vaso della
insoddisfazione.
Ancor
di più perché gli interventi dovevano essere assolti dal ministro della
Protezione civile, Musumeci, il quale non solo è siciliano, ma addirittura ex
Governatore della Sicilia e responsabile in prima persona dei mancati
interventi in precedenza di tutela del territorio.
Mentre
tutto questo accadeva, l’unica risposta del governo è stata la costruzione del
Ponte sullo Stretto, con la spesa di 13/15 miliardi di euro: ed è Salvini, che
nonostante fosse contrario anni fa, ha condizionato il governo, facendone una
bandiera, incurante del fatto che con quei miliardi, 13000/15000 milioni di
euro, si possono garantire davvero migliaia di interventi per garantire la
sistemazione del territorio meridionale!
Non
lo diranno mai, ma se vogliono cercare i veri responsabili della sconfitta del
Sì, oltre ovviamente a quelli giustamente dimissionati, bisogna cercarli tra
Schifani, Occhiuto, Musumeci e, soprattutto, Salvini!
Per
capire meglio questa affermazione, si tenga ancora conto che il Sì ha vinto in
solo tre regioni: Lombardia, Friuli e Veneto.
In
queste tre regioni, il Sì ha ottenuto 4.266.247 voti ed il No 3.474.463,
con uno scarto per il Sì di 791.784 voti.
Ebbene,
nelle tre Regioni meridionali, amministrate dal centro destra, il No ha avuto 1.618.022
voti, mentre il Sì 1.081.844, con ben 536.178 voti in più: quindi,
quasi tutto il vantaggio del Sì acquisito nelle uniche Regioni a maggioranza di
centro destra è stato annullato dal voto delle tre Regioni meridionali,
amministrate…dal centro destra!
Ecco:
se ci fosse la Politica e non la semplice ricerca del potere, Meloni dovrebbe
trarre grandi conseguenze, e non cercare di cavarsela con semplici giochi ad
effetto.
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