lunedì 30 marzo 2026

Il Referendum, la Democrazia e noi, Alta Irpinia

 


A cura di Gerardo Vespucci

In questi ultimi giorni, almeno da martedì 24, ognuno ha avuto modo di esprimersi sul voto Referendario, con analisi più o meno veritiere, approfondite, quasi tutti sorpresi per la quantità di votanti in generale, ed in particolare per il voto massiccio attribuito al No, con oltre 2 milioni di voti in più del Sì.

Per quanto riguarda il Sud, abbiamo già avuto modo di commentare con un articolo il risultato che ha visto le tre Regioni governate dalla destra attribuire oltre un milione e mezzo di voti al No ed uno scarto di oltre 500 mila voti tra No e Sì, contribuendo in buona parte anche al successo nazionale.

Non ho letto, però, analisi e commenti relativi ai risultati in provincia di Avellino ed in particolare a quelli della nostra Area, ormai nota, a tutti, come Area Pilota Alta Irpinia.

A dire il vero, sulle prime ho pensato anch’io che da noi ci fosse stata anche nei nostri piccoli paesi una straordinaria affermazione del No a testimonianza di una vigile coscienza democratica dell’elettorato. Purtroppo, mi son dovuto ricredere analizzando attentamente i numeri prima dell’affluenza e poi delle scelte tra Sì e No, specie in funzione del voto delle regionali di appena quattro mesi fa.

Vi offro, pertanto, il quadro riassuntivo dei risultati del Referendum distinti nelle quattro aree in cui sono solito suddividere i 25 comuni interessati: per quanto l’Alta Irpinia possa costituire un’unica realtà, in verità, tra Montella e Monteverde prevalgono più le differenze che le analogie, ed allora è preferibile individuare e ragionare per aree omogenee.

Area EST

Elettori

votanti

%

SI

NO

SI%

NO%

 

Andretta

1390

721

51,87

265

447

37,2

62,8

 

Aquilonia

1218

684

56,16

194

484

28,6

71,4

 

Bisaccia

2868

1483

51,71

494

976

33,6

66,4

Cairano

229

104

45,41

51

50

50,5

49,5

Calitri

3521

2127

60,41

930

1183

44

56

Conza

1018

583

57,27

213

368

36,7

63,3

Lacedonia

1668

942

56,47

420

508

45,26

54,74

Monteverde

556

321

57,73

131

185

41,5

58,5

Sant’Andrea

1094

611

55,85

192

411

31,8

68,2

 

13562

7576

56%

2890

4612

38%

62%

 

I numeri sono eloquenti, non lasciano adito a dubbi: il No con i suoi 4612 vince con oltre 1700 voti sui 2890. È un grande risultato? Sicuramente sì, ma ci sarebbero da annotare un paio di altri dati: il 23 novembre scorso – quindi solo quattro mesi fa – abbiamo votato per le Regionali.

Ebbene, mentre al Referendum hanno votato 7576 persone, alle regionali, i votanti erano 7379, in pratica solo duecento in più.

Ma confrontando il No con i voti di Fico, che fece registrare 4389, si scopre che il No ha avuto solo 213 voti in più; mentre il Sì con i suoi 2890 voti, ha ottenuto 300 voti in più di Cirielli, che ne ebbe 2573.

Già questi dati, ad essere onesti, ci dicono che non ci sia stato l’exploit di cui a prima vista si può pensare: certo, l’area ha confermato l’ottimo risultato delle regionali, ma sempre di una conferma si tratta! Se devo indicare una anomalia positiva, la indicherei nel voto di Calitri, che dalla vittoria di Cirielli alle regionali con uno scarto di 60 voti, si è passati alla vittoria del No per 250 voti.

Mi taccio sulla vittoria del Sì a Cairano, dove Fico ha avuto 107 voti e Cirielli 24!

 

Area NORD

Elettori

votanti

%

SI

NO

SI%

NO%

Guardia

1243

521

41,91

219

297

42,4

57,6

Morra

936

535

57,16

153

376

28,9

71,1

Rocca

654

332

50,76

144

178

44,7

55,3

Sant’Angelo

3113

1507

48,41

604

891

40,4

59,6

Torella

1638

800

48,84

354

438

44,7

55,3

Villamaina

740

422

57,03

105

314

25,1

74,9

 

8324

4117

49,46

1579

2494

38,4

61,6

 

Per non appesantire ulteriormente la lettura di tanti numeri, per quest’area mi limito a segnalarne due assai significativi: alle regionali di novembre, votarono 4472 elettori, al Referendum 4117, 350 in meno.

Ma Fico ebbe 2956, il No ne ha avuti 2494, ben 450 voti in meno, di cui ben 200 a Guardia e 136 a Sant’Angelo; mentre ilcon 1579, ha avuto 434 voti in più dei 1145 voti di Ciriello!

 

Area OVEST

Elettori

votanti

%

SI

NO

SI%

NO%

Bagnoli

2617

1267

48,41

444

810

35,41

64,59

Cassano

764

396

51,83

161

233

40,86

59,14

Castelfranci

1471

767

52,11

291

464

38,54

61,46

Montella

5961

3203

53,73

1164

2006

36,72

63,28

Nusco

3242

1.704

52,56

537

1149

31,85

68,15

 

14055

7337

52,2

2597

4662

35,4

64,6

 

In quest’area, si segnala una partecipazione al Referendum superiore, seppur di poco, a quella delle regionali, che fu di 7228 votanti, 100 in più. Tuttavia, mentre Fico ha avuto 4837, il No 4662, ossia 175 in meno. Al contrario, Cirielli ebbe 1869 voti, mentre il Sì 2597, cioè 720 in più! Ci sono alcuni paesi che meritano attenzione: il primo è il voto di Montella, dove Cirielli ebbe 749 voti ed il Sì 1164, 415 voti di differenza; il secondo Bagnoli dove da 329 di Cirielli si è passati a 444 e Nusco dove da 322 si è passati a 537 (a Nusco, Fico aveva 1257!). Al contrario, si sottolinea il risultato di Cassano, dove Cirielli aveva 209 voti e il Sì 161.

 

Area SUD

Elettori

votanti

%

SI

NO

SI%

NO%

Teora

1192

624

52,35

257

352

42,2

57,8

Senerchia

629

252

40,06

133

116

53,41

46,59

Calabritto

1867

783

41,94

360

413

46,57

53,43

Caposele

2682

1479

55,15

594

863

40,77

59,23

Lioni

4853

2569

52,94

1071

1469

42,17

57,83

 

11223

5707

50,85

2415

3213

42,3

57,7

 

In quest’ultima area si registrano valori più confrontabili tra voto regionale e quello referendario: la partecipazione di 5707 è praticamente uguale a quella di novembre che era di 5732; Fico ebbe 3295 e il No 3213, ma anche qui, mentre Cirielli ebbe 1950 voti, il Sì 2415, 465 voti in più

Riassumendo, nell’Area Pilota, Alta Irpinia, il No ha ottenuto sicuramente un chiaro successo, con 14.981 voti, contro i 9.481 , ed uno scarto sicuramente significativo di 5.500 voti.

Detto ciò, però, bisogna considerare con attenzione il fatto che Fico, solamente 4 mesi fa, di voti ne ha avuto 15.477, mentre Cirielli 7.537, con circa 8.000 voti di distacco: insomma, il Referendum, che ha visto il soccombere anche e soprattutto nelle Regioni in cui governa il centro destra (Basilicata, Calabria e Sicilia), vede un recupero di 2.500 voti, in un’area dove la destra non ha alcuna classe dirigente che sia degna di questo nome.

Credo di avere offerto vari elementi per analisi ancora più approfondite, ma voglio concludere con una considerazione di carattere generale con uno sguardo verso il futuro, un futuro che pur guardando alle prossime elezioni, vuole anche indicare un orizzonte più vasto per chi verrà dopo.

Penso al futuro della democrazia in quanto tale, sempre esposta ai rischi peggiori: del resto, se in molte parti d’Italia – specie nel centro Nord – si sono raggiunte percentuali di altri tempi ciò è avvenuto proprio perché il quesito Referendario chiedeva di modificare ben sette articoli della Costituzione con i quali si modificava radicalmente la struttura della Magistratura, che , com’è ben chiaro, di fronte ad una maggioranza parlamentare blindata (legislativo) che esprime il governo ( esecutivo) e che controlla l’informazione ( il quarto potere) rappresenta l’ultimo baluardo della democrazia, di quella liberale, non certo “popolare, socialista”.

Ma la democrazia non è una espressione che si auto sostanzia, essa deve vivere tra la gente e con la gente, e, per agire davvero, la gente, il popolo deve partecipare. Ma anche la partecipazione resta un flatus vocis se non si creano le condizioni della sua esercitazione: in Alta Irpinia su 47.164 elettori, si è espresso solo il 52,45%, con 24.737 voti; del resto, alle regionali di novembre scorso la partecipazione al voto fu la stessa, cioè di 24.861.

Non so a voi, ma a me sorge spontanea la seguente domanda: i Sindaci, i Presidenti dell’Area Pilota, della Comunità Montana, del Piano sociale di Zona sono consapevoli di rappresentare una minoranza di cittadini? Oppure credono che sia bastevole il loro impegno civico senza preoccuparsi minimamente di coinvolgere tutta la comunità, e nel suo intero, non solo la parte che li ha eletti?

Da quello che si vede, ahimé, questa consapevolezza è inesistente: essi si gratificano di far corrispondere il processo democratico con la rappresentazione che sé stessi ne fanno, visto che a discutere nei Consigli comunali, nelle Comunità Montane, nell’Area Pilota e nel PsZ sono sempre e solo loro, senza tentare nemmeno il coinvolgimento di quei pochi ancora interessati alle sorti del territorio!

A conferma di ciò, se si escludono alcune meritorie iniziative dei comitati del No, nei nostri paesi quasi nessuna organizzazione locale – partiti, associazioni - ha fatto “campagna elettorale” per rendere chiara la vera posta in gioco di questo voto referendario.

E così anche questo Referendum ha visto al voto solo poco più della metà degli elettori, ed ha mostrato la sostanziale solitudine di chi ha il potere, in paesi in cui giorno per giorno il senso di comunità si dissolve, mentre avanza la chiusura nel privato di ciascuno.

Voglio sperare che, a questo punto, chi può rinsavisca: chi ha compiti amministrativi – di servizio – e di governo – di guida - dovrebbe comprendere che per salvare davvero le nostre terre abbandonate è necessario, anche se non sufficiente, attivare proprio la partecipazione della residua popolazione, che è poi l’unica modalità che possa aumentare da un lato l’energia complessiva del territorio e delle sue risorse umane, e dall’altro, la voglia di pre-occuparsi della vita politica e civile e forse anche la voglia di recarsi a votare.